Amianto, un problema irrisolto

Bonifica, ricerca, giustizia. Sono queste le tre parole che da anni ripetono e chiedono tanti cittadini, associazioni, comitati, sindacati e anche diverse istituzioni pubbliche unite nella lotta contro l’amianto. Parole che risuoneranno anche oggi – in occasione della giornata mondiale delle vittime dell’amianto – a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, in Piemonte, in quella città simbolo della lotta contro questa fibra killer e che ha visto in prima linea una donna coraggiosa e determinata: Luisa Minazzi, direttrice didattica di una scuola primaria, ambientalista, storica esponente del circolo locale di Legambiente e assessore all’Ambiente durante gli anni Novanta, morta di mesotelioma nel 2010, a 58 anni.  

«Quello che stiamo vivendo a Casale – diceva la Minazzi – è una guerra, volano le bombe e non si sa chi possano colpire. Ecco, io ho deciso di non stare a guardare le bombe che arrivano addosso senza cercare di pararle». Per questo era stata in prima linea nella battaglia giudiziaria contro la multinazionale Eternit, il cui stabilimento è stato attivo in una zona oggi bonificata dal 1907 al 1986, nella tutela delle persone esposte alla fibra e nella promozione di una visione sostenibile della sua città.

Oggi in Italia questa fibra killer continua ad essere ancora molto diffusa e a minacciare la salute dei cittadini e l’ambiente, nonostante da 28 anni con la Legge 257/92 sia stata messa al bando. A gravare sulle spalle del Paese, ancora sotto scacco dell’amianto, anche i ritardi legati agli obblighi di legge, alle attività di censimento e mappatura, e alle bonifiche dei siti contaminati, che procedono a rilento, inseme alle campagne di informazione e sensibilizzazione.

Secondo l’ultimo dossier “Liberi dall’amianto?” realizzato da Legambiente (dati 2018 relativi a 15 Regioni) sul territorio nazionale ci sono circa 370mila strutture contenenti amianto (tra cui 214.469 edifici privati, 50.744 pubblici, 20.269 siti industriali e 65mila coperture in cemento amianto). Il tallone d’Achille, sostanzialmente in tutte le regioni, resta lo smaltimento, aggravato da un’impiantistica non sufficiente, che impone di esportare all’estero una buona parte del materiale rimosso. Anche la situazione a livello sanitario è preoccupante.  Secondo il VI rapporto del ReNaM (Registro Nazionale Mesoteliomi) del 2018 , nel periodo 1993 – 2015 sono 27.356 i casi di mesotelioma maligno (MM) diagnosticati. Oltre il 90% dei casi di mesotelioma registrati risulta a carico della pleura. Sono presenti, inoltre, 1.769 casi peritoneali (6,5%). Inoltre secondo l’Inail (l’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro), sono circa  oltre 6mila le morti l’anno causate dall’amianto.

Per questo l’associazione ambientalista attraverso la voce del suo responsabile scientifico Andrea Minutolo, ribadisce “l’urgenza e la necessità per l’Italia di agire attraverso una concreta azione di risanamento e bonifica del territorio, che passa attraverso la rimozione dell’amianto dai numerosi siti che ancora lo contengono. Inoltre su un tema così complesso e delicato, non si possono lasciare da soli i cittadini. Per questo è importante promuovere campagne di informazione e di senilizzazione ad hoc”.

Un appello che Legambiente rilancia oggi nella giornata mondiale delle vittime dell’amianto, proponendo anche una serie di approfondimenti qui di seguito:

Approfondimenti:

  • la campagna d’informazione sui rischi sanitari e le bonifiche con il relativo opuscolo informativo
  • Il webinar “Amianto: lotta e resilienza di un territorio” organizzato sulla piattaforma Teams lo scorso giovedì da Legambiente Piemonte -Valle d’Aosta, Legambiente Casale Monferrato e AFeVA Casale Monferrato. Durante l’incontro sono interventi, oltre a Legambiente, anche diversi esperti del settore.
  • Per riascoltarlo, clicca >> qui

Ti consigliamo anche